Reverse, la nostra prima apparizione nell’headhunting

Il settore dell’headhunting e del recruiting non lo conoscevamo ma non ci entusiasmava. Non era sexy neanche un po’, così sovrappopolato di immagini di maschi alpha in giacca e cravatta con l’aria di aver vinto la lotteria. Poi abbiamo conosciuto i due fondatori di Reverse, che sembravano avere una viva voglia di trasformarlo, quel settore. Le basi c’erano: un approccio data driven e un metodo scientifico applicato alla ricerca e selezione del personale. Avevano inventato qualcosa: il metodo collaborativo e una serie di applicazioni tecnologiche per trasformare la ricerca dei candidati in una scienza esatta. Le attrattive narrative c’erano: avremmo narrato Reverse come se fosse un centro di ricerca, un laboratorio che offriva a propri clienti molto di più del candidato ideale in tempi certi: li prendeva per mano e li portava oltre, nel nuovo mondo dell’headhunting, fatto di metodologia agìle e tecnologia digitale.

Il racconto si sviluppa su due direttrici visive: le persone al centro di una scenografia astratta (le stesse risorse umane di Reverse che hanno partecipato allo shooting con gioia) che attraversano dei varchi o utilizzano i soliti laptop e smartphone che usano tutti i loro competitor, solo che i loro sono trasparenti come un cristallo (li abbiamo fatti fare per l’occasione da un artigiano).

Ma la nuova storia di Reverse, per come l’abbiamo raccontata è sopratutto una storia di tono di voce e di copywriting, che potete leggere sul loro attuale sito.

 

 

 

Il nuovo logo di Reverse, con il nuovo payoff Human Resources Science. Tutto lo storytelling del brand e la sua value proposition ruota intorno a questo concept, che è poi diventato lo statement.